Orologio della Torre di Piazza S. Marco

L'ultima parola?

Sul sito dei Musei Veneziani è apparso un breve documento dove Paolo Galluzzi, direttore dell'Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze, espone alcune sue "considerazioni" sul restauro dell'Orologio di S. Marco.
Lo scritto non aggiunge nulla alla vicenda, ripetendo pedissequamente le tesi già esposte da Brusa, ma è interessante notare che, se l'autore lo ha intitolato prudentemente "Considerazioni a seguito del sopralluogo all'Orologio di S. Marco dopo il restauro", sul sito dei Musei Civici esso è indicato invece come "L'ultima parola".
Nel testo ci si dimentica di alcuni punti fondamentali, come già accaduto in passato:

  1. Le modifiche ottocentesche non hanno generato un orologio inaffidabile, tanto che ne hanno garantito il funzionamento per un secolo e mezzo. Gli interventi dei temperatori, che pure ci sono stati, non giustificavano lo stravolgimento del meccanismo per cercare di ottenere una migliore performance sacrificando la conservazione storica.
  2. L'"equilibrio di armonia estetica" che la macchina esibirebbe dopo il restauro è una caratteristica che, semmai, è stata perduta, come ampiamente testimoniato dalle nostre foto. Ad ogni modo, un oggetto di metà '800 esteticamente sgradevole non deve essere modificato ma solo conservato.
  3. La figura del temperatore viene definita anacronistica e superflua dopo l'applicazione del sistema di ricarica automatico dei pesi. A nostro modesto parere, una figura che per cinque secoli si è presa cura ininterrottamente dell'Orologio e della Torre doveva essere mantenuta.
  4. L'autore del testo raccomanda di elaborare un sistema per evitare "il periodico e complesso smontaggio e rimontaggio dei pesanti tamburi" durante la processione dei Magi. Il sistema di sollevamento delle tambure esiste praticamente da sempre e non è necessario smontarle e rimontarle. Nessun'altra modifica è auspicabile!
  5. La documentazione fotografica che anche qui si dice sia stata raccolta durante le varie fasi del restauro non è servita purtroppo per elaborare un piano degli interventi preliminare alla loro attuazione. Ogni restauro dovrebbe contemplare questa fase ma, ancora una volta, dobbiamo ripetere che il sig. Brusa, malgrado ce l'abbia ripetutamente promesso, non ci ha mai messo a disposizione questo materiale, facendo insorgere in noi il dubbio che nulla sia mai stato scritto prima dell'esecuzione dei lavori e che perciò questi non siano stati preceduti da un'adeguata pianificazione.
Il documento contenente le considerazioni di Paolo Galluzzi non è disponibile sul sito dei Musei Civici apparentemente per motivi tecnici nel momento in cui scriviamo. E' possibile scaricarne una copia da questo link.