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I Prototipi - 1^ parte

Testo scritto e curato da Adriano Davidoni -"Longinespassion" (copyright adavidoni@gmail.com)


Un mito del collezionismo di segnatempo vintage : i prototipi

Una delle affermazioni più azzardate ed abusate che io abbia mai notato in ambito collezionistico è la parola prototipo. Come nel gustoso film “il mio grosso grasso matrimonio greco” anche in questo caso l’etimologia deriva dal greco ,prototypòs, ed il suo significato è : “il modello realizzato nell’ultima fase della progettazione e sperimentazione e destinato a divenire il punto di partenza della produzione di serie”.
Come in tutte le aziende industriali anche le case orologiere, dopo la prima vera rivoluzione nei metodi produttivi ottenuta grazie alla Relazione di Jacques David nel 1876 (Report to the Intercantonal Committee of Jura Industries on the manufacture of Watches in the USA ) gli uffici tecnici degli stabilimenti svizzeri cominciarono a prendere forma e si dotarono nel tempo dei cosiddetti BT (bureau technique) e BM ( bureau mecanique) , a partire dagli anni ‘20 del secolo scorso. Erano questi gli enti preposti alla ricerca , sviluppo ( affiancati dai laboratori di ricerca quali LSRH)ed alla realizzazione dei prototipi.
Il processo di ricerca non era mai costante perché teneva conto di diversi fattori. A livello tecnico le BT e BM proponevano , sottoponevano e giustificavano il bisogno di novità alla direzione dell’azienda. Le ragioni per cui si lavorava ad un calibro o ad un nuovo segnatempo erano molteplici . Le principali erano :

.Di natura tecnica
i calibri avevano difetti che si manifestavano nel tempo e questi andavano rimossi e migliorati. Consumi eccessivi , problemi legati alla temperatura , all’umidità , agli chocs e al magnetismo andavano risolti . La necessità di adoperare nuovi materiali , più sicuri e resistenti , era importante. Altro aspetto importante era quello legato alla produzione che necessitava sempre di migliorie e riduzione dei tempi (con gli anni '50 entrarono nelle aziende gli uffici T&M , tempi e metodi , all’inizio nel BT poi come ufficio a parte).

.Di natura commerciale
Il direttore commerciale raccoglieva le opinioni e le richieste degli agenti generali , controllava le novità dei concorrenti e stilava dei report con richieste di modelli precisi. Apro una nota dolente , ai primi del 1900 e fino alla seconda guerra mondiale le aziende erano molto conservatrici e badavano più alla precisione ed al funzionamento che all’estetica , con grande frustrazione dei commerciali……
Un esempio lampante fu il rifiuto nei primi anni ’30 da parte di Alfred Pfister , capo tecnico Longines , di seguire la moda dei “secondi morti” foriera secondo lui di problemi tecnici e di funzionamento (aveva perfettamente ragione in quel caso).
Le manifatture investivano molto nei concorsi cronometrici ed i risultati , secondo il concetto in voga , davano lustro e fama ai propri segnatempo. Basta dare un’occhiata alle pubblicità dell’epoca per avere conferma di ciò che affermo.

Ma torniamo agli “amati prototipi”.
Dal bellissimo libro di Hélène Pasquier “la recherche et dèveloppement en horlogerie” , vi traduco sinteticamente il processo di sviluppo e "prototipazione" (lei ha analizzato le maisons Longines , Tissot , Omega e Le Coultre).

Etudes des plans techniques et construction des prototypes
“I tecnici orologiai erano incaricati di eseguire i progetti tecnici e di costruire i prototipi. Essi ricevevano non solamente le direttive ma stilavano anche una lista delle caratteristiche richieste (taglia e diametro del movimento , spessore , funzioni , obiettivi , costi di fabbricazione). A partire da ciò decidevano se fosse da costruire un calibro ex-novo o se bastasse svilupparne uno su una base già esistente. Questa soluzione era quella maggiormente adoperata di norma.
La realizzazione dei disegni tecnici racchiudeva una conoscenza teorica ed una empirica. I tecnici calcolavano le dimensioni ottimali del movimento. Essi riflettevano sul numero di oscillazioni necessarie. Definivano le caratteristiche tecniche dei loro calibri. Facevano appello alle loro basi matematiche , fisiche e chimiche acquisite nelle scuole di formazione orologiera del cosiddetto “Arc Jurassien”. Parallelamente altro personale del BT analizzava le ragioni dei precedenti errori e modificava i calibri ed i segnatempo per evitare altri problemi.
Alcuni altri tecnici erano addetti allo studio dei segnatempo della concorrenza dai quali traevano spunti o insegnamenti su errori già commessi . S’informavano anche sui brevetti depositati e ne studiavano il contenuto.
Sulla base dei disegni tecnici i tecnici orologiai costruivano di norma una decina di prototipi. Erano costruiti a mano o con l’ausilio di piccoli macchinari. Questo metodo di fabbricazione manuale permetteva facilmente di correggere i pezzi da imperfezioni e malfunzionamenti. Il metodo adottato si chiamava “des petits pas”. Era un processo molto lungo , durava anche anni nei periodi precedenti la seconda guerra mondiale , mentre successivamente occorrevano mesi per vedere definito e studiato un nuovo calibro o modello.

Phase de test
Quando i prototipi erano terminati i tecnici orologiai eseguivano una serie di test. Durante questa fase gli orologi prototipo erano messi a dura prova.
Si potevano distinguere due tipi di test :
-Il primo , il più comune era denominato “test au porteur”. Il BT affidava per un periodo di 4-5 mesi il prototipo ad alcuni operai e ad alcuni capi reparto. Tutti esaminavano a intervalli regolari di tempo il prototipo a loro affidato. Dovevano stilare un ruolino in cui annotare tutte le letture ed i malfunzionamenti.
Questo metodo serviva a misurare l’influenza della vita quotidiana (privata e lavorativa) sul prototipo e dare delle indicazioni precise in merito.
-La seconda prova veniva realizzata in laboratorio delle unità tecniche. Le categorie di funzionamento erano 3. I tecnici provavano la resistenza agli schock lanciando il prototipo da differenti altezze ed in maniera ripetuta. In seguito provano l’impermeabilità della cassa (vi tradurrò con più tempo a disposizione la storia dei test e dei problemi avuti da Omega per il suo nuovo Seamaster , nel 1957 e sino ai primi anni ’60) con metodi rudi con acqua ed alte pressioni. Infine i test di temperatura con variazioni repentine da -20° a +50°. I test sui prototipi era significativo ed era in scala 1:1 rispetto al futuro modello , gli orologiai volevano conoscere il suo punto rottura e , soprattutto , i difetti funzionali ai quali andava incontro. I prototipi venivano montati e smontati molte volte al fine dei controllo , test e modifiche.
Lo svolgimento dei test non coinvolgeva solo il BT ma anche i capi reparto. L’incrocio delle conoscenza teoriche e quelle pratiche faceva evitare la messa in produzione dei calibri non sufficientemente studiati. Un esempio molto importante di tale collaborazione fu dato dalla Le Coultre , quando nel 1949 , il BT fu incaricato dello sviluppo di uno svegliarino da polso. I primi prototipi vennero affidati a Jacques Golay (cronometrista eccelso) responsabile del servizio di regolazione , a Maurice Goy , responsabile dell’ incasso dei movimenti e della finitura , al capo fabbrica Ernest Roth ed infine al responsabile dei montaggi dei movimenti , René Le Coultre. Tutti animati dalla volontà di arrivare a dei risultati di funzionamento eccellenti ed un costo di produzione più basso possibile , smontarono , analizzarono ed effettuarono test per loro conto fino ad un verdetto finale che , nel caso specifico bocciò lo svegliarono. Risultò poco sonoro e di difficile smontaggio……(come ben sapete , dopo qualche anno Le Coultre uscì col grande Memovox , un successo che dura ancora ai nostri giorni).

Phase de developpement
I tecnici meccanici costruivano gli utensili necessari alla fabbricazione dei nuovi modelli. Le dimensioni del lavoro erano variabili a seconda se la maison utilizzava un nuovo movimento o se adattava uno esistente. In questo caso molte attrezzature e pezzi venivano adattati. Gli investimenti aumentavano di conseguenza.
Si lanciava quindi la prima serie di pezzi (circa un migliaio scrive l’autrice ma tale dato variava da maison a maison aggiungo io, sicuramente alla Longines non superava , negli anni ’40 i 50/100 pezzi , in seguito sicuramente molti di più). Questa fase diventava un test definitivo. Sino a quel momento il BT aveva realizzato i prototipi in piccola serie e con mezzi rudimentali , con la prima serie i pezzi erano finiti pronti per la prima vendita. Se nella prima serie sorgevano problemi di funzionamento il BT riprendeva in mano il progetto per le opportune modifiche……."

Ecco , per ultimo, i dati dei pezzi prodotti dalle 4 aziende oggetto di studio (le uniche grandi industrie che ancora possiedono archivi e documentazione)

1945
omega 283.183
longines 184.700
tissot 158.377
LeCoultre 118.495

1970
omega 1.698.357
longines 463.000
tissot 1.219.436
lecoultre 130.318

Come vedete si parla di milioni di pezzi . Ora , per concludere , aggiungerei le mie considerazioni sull’argomento:

.I prototipi non presentano le caratteristiche finali del prodotto di serie
.I prototipi non hanno i seriali se non limitati a due semplici numeri 01-02 ecc.
.I prototipi spesso non sono giunti ai giorni nostri a causa dei test massacranti a cui sono stati sottoposti.
.Alcuni prototipi sono rimasti tali e non sono mai entrati in produzione.

Collezionisticamente è scorretto definire prototipo ciò di cui non si conosce l’esatta provenienza. Prima di definirlo tale si debbono esibire studi e prove. A volte gli addetti ai Musei o archivi delle maison non conoscono loro stessi i prodotti ed in azienda non ci lavora più nessuno di quei tempi.
Durante l’avvento del quarzo , quando le varie case orologiere cominciarono ad entrare in crisi , qualcuna non sopravvisse e gli stock di giacenze furono venduti a prezzi di realizzo a commercianti ed assemblatori. Di queste ditte spesso catalogare i pezzi giunti ai giorni nostri è quasi impossibile , dichiarare prototipi o l’esistenza di pochissimi pezzi al mondo non fornisce una visione corretta agli appassionati….meglio sempre documentarsi personalmente.


Longines progettazione.

L'argomento comunque non é di facile trattazione ….

Vorrei solo aggiungere che "prototipi" erano considerati i calibri nuovi o modificati , modelli nuovi per cassa , funzione ed uso. Un quadrante nuovo era una variante......non un prototipo (IMHO) .


Riguardo al dubbio che possano esseci delle "generalizzazioni", visti i 4 attori (all'inizio della ricerca erano 5 ma la documentazione di Girard Perregaux risultò incompleta) ed il loro peso nel mondo orologiero , nonché la fonte , attualmente docente di Storia Economica e Sociale all'Università di Neuchatel , visti gli studi , i grafici e le altre numerose notizie riportate nel bel volume ricco di 500 pagine ( io ho riportato solo il riassunto di un breve capitolo , assicuro che ci sono nomi e cognomi dei tecnici se questo può interessare….basta leggerselo) , credo sia una contraddizione in termini.

Parlare di 4 maison che possiedono la documentazione e gli archivi non é una generalizzazione bensì uno studio approfondito e puntuale ( lo definirei eccezionale).
Un campione significativo della realtà Svizzera dal 1900 al 1970. Naturalmente vige sempre la regola del bicchiere mezzo vuoto……. altri testi o ricerche documentali sono sempre bene accette.

Se parliamo poi della documentazione e la storia di Heuer , maison che nella metà degli anni '80 venne acquisita da TAG , dobbiamo ricordare che lo stock esistente nei magazzini di allora venne acquistato in buona parte dalla ditta svizzera Miremont SA di LaChaux-de-Fonds che assemblò e mise sul mercato in quegli anni molti pezzi senza alcun controllo della casa madre……. ( stessa sorte x parte dello stock Breitling del periodo).

Documentazione Heuer


L'attuale Miremont , noto e serio forniturista , non ha niente a che vedere con ciò , per onore di chiarezza .
Non mi addentro poi nel caso singolare dei numerosi lavoratori a domicilio svizzeri che si ritrovarono , alla chiusura delle maison in difficoltà , magazzini pieni di merce in conto lavoro che poi logicamente confluì sul mercato.
Tutt'ora si possono trovare parti di ricambio quali casse , movimenti , quadranti , sfere e corone , tutte degli anni '70 ed '80 , non è un caso……Fu un periodo difficile della storia dell'orologeria svizzera.

A maggior ragione perciò , prima di essere sicuri che un segnatempo sia effettivamente un prototipo bisogna documentarsi bene ed esibire pareri o expertise significative , tanto più per quelle maison che non hanno più gli archivi a disposizione .
Ultima nota riguardo al "Sideral chrono steel (prototipo esemplare unico…)" , le stesse casse "bullhead" vennero utilizzate da diverse marche ( Bucherer , Lemania, ecc.) e non hanno il fondello marcato. In Svizzera , dove "nulla si butta e tutto si assembla" , mi risulta fossero disponibili anche i fondelli marcati originali……ma questa è solo una voce....

Quanto sopra senza pretesa di voler affermare il "verbo" , controbattere a chicchessia (le proprie convinzioni ognuno se le crea come vuole , in piena autonomia e libertà e sempre a disposizione per continuare , dati alla mano , questa discussione……


Aggiungo un'intervista telefonica a R. B. , D.T. in pensione della Stern Creations SA , Ginevra ( Cormons lì 25 marzo 2012)

convenevoli...........Ho preparato personalmente il quadrante in meteorite bombato per il Soyuz Omega , un lavoro molto delicato ed importante.

Mr. R. come avveniva la proposta e la vendita dei quadranti negli anni '50/'60 ?

Fino agli inizi degli anni '80 il quadrante era di scarsa rilevanza nell'orologio. Era la Stern che lo progettava per conto della Maison , tutta occupata nella realizzazione del calibro . A volte il produttore si presentava alla Stern con la sola lunetta per diametro e spessore. Al resto ci pensavano i disegnatori interni della Stern. .....
Un altro tipo di vendita era quella attraverso la fiera di Basilea dove la Stern esponeva le sue novità e dove le Maison passavano a vedere le nuove proposte e discutevano dei loro progetti.
Dopo gli anni '80 le Maison si sono affidate a dei designers o hanno sviluppato al loro interno un ufficio stile . Alla Stern quindi arrivavano ed arrivano ancora i disegni esecutivi dei quadranti.
Naturalmente , dal punto di vista tecnico , il progettista oggi discute con la Stern dei materiali , delle finiture e degli effetti da ottenere , la Stern stessa guida il progettista nella scelta più idonea.

Mr.R. la Stern ha eseguito quadranti per la Heuer?

Stern ha fatto poche cose per Tag Heuer in quanto lo standard richiesto era molto economico e semplice , di gamma bassa (bas de gamme), la Stern invece puntava su una dozzina di clienti orientati alla qualità , materiali speciali , dove il prezzo era subordinato al risultato finale (Rolex , Patek , Vacheron , A. Piguet ecc.).

Mr. R. come avveniva la fase di "prototipazione"?

Il cliente si rivolgeva alla Stern la quale predisponeva le piastre di base con le misure adatte (50/80 pezzi) , i cliché e quindi portava allo studio ed all'approvazione una decina di pezzi per volta. Di norma , fra correzioni e modifiche , la Stern portava 4/5 volte la decina di pezzi che di volta in volta produceva.
In totale 40/50 pezzi con varie tipologie e colori. Una volta scelte le varianti finali , i quadranti scartati venivano gettati per non creare confusione. Solo quelli approvati rimanevano tra i files aziendali. Catalogati.*

Mr. R. che rapporto c'era fra la Stern e la Longines?

Negli anni '40/'50 e primi anni '60 la Stern ha lavorato molto con Longines , soprattutto con quadranti di qualità. Il commerciale che si occupava di gestire la clientela , all'epoca erano ben 200 aziende (era quasi ingestibile....) , era il Sig. R. T. , un arzillo ottantenne ancora oggi in buona salute. Un mio caro amico col quale mi vedo spesso.............

Grazie Mr. R. , le sono molto grato.......

* la catalogazione della collezione di quadranti della Stern Creations SA , dotata di più di 5.000 pezzi , è stata curata dal Sig. Eric Tortella , consulente orologiero.

La Ditta Ervin Piquerez (EPSA) Bassecourt, Jura Bernois (Ch)


Stuzzicato da alcune affermazioni “vecchio stile” lette in giro, in merito alle queli viene lecito chiedersi quanto siano fondate, mi sono messo alla ricerca di dati ed informazioni legate alla casa produttrice di casse EPSA e le informazioni scoperte sono molto interessanti , a tutto tondo. La fonte è l’unico testo disponibile sull’argomento , citato in innumerevoli bibliografie , si tratta di “ Piquerez SA & Ruedin SA le patronat de la boite de montre dans la vallèe de Delémont , l’example de E.Piquerez sa et de G.Ruedin sa à Bassecourt (1926-1982)” di Jean-Daniel Kleisl.
Non vi tedio con i dati contenuti in 245 pagine molto interessanti ma ve ne propongo un estratto :

Ditta Ervin Piquerez SA (EPSA) Bassecourt


Brevetti
Il titolare , sig. Ervin Piquerez ne ha depositati poco meno di 200 , dal 1939 al 1979. I più famosi sono la corona Monoflex , la cassa Compressor , la cassa Super Compressor. Da citare la dotazione x Cricket Nautical e Omega Moonwatch.
Specializzazione
Casse impermeabili in acciaio. Membro del USFB (Union Suisse de Fabricant Boites) , gruppo capace di sviluppare un volume d’affari di 260 mil. Di Chf e dar lavoro a 8600 addetti. Di questa cifra la EPSA produceva ai massimi il 7.3% donandole il palmares di “più grande produttore di casse svizzero”.


Crescita
Volume d’affari nel 1940 600.000 Chf
Volume d’affari nel 1951 10.000.000 Chf
Volume d’affari nel 1970 25.000.000 Chf.


Organizzazione
Primo stabilimento produttivo a Bassecourt , più volte ingrandito , nel 1946 vanta 2500 mq ove tutte le operazioni erano integrate (stampaggio a pressa , torneria , molatura , fresatura , lucidatura , finitura) . Ottime le attrezzature.

Nel 1946 prende in affitto dei locali a Ginevra (viene soprannominato Le laboratoire) dove viene avviata una linea di bagno galvanico di placcatura oro e viene fondato il dipartimento di R&D in francese “laboratoire de style et maquettisme” (stile e prototipazione). Vi saranno impiegati 15 dipendenti. E’ qui che venivano sviluppate le proposte inventate da E.P. , dove si producevano i Prototipi , spesso in ottone placcato , come nel caso dell’Heuer Monaco sottoposto a Jack Heuer per la sua accettazione.

Nel 1959 viene approvato il progetto del nuovo stabilimento EPSA in via Hubert a Bassecourt. 7400 mq ben progettati e realizzati.
Nel 1967 la Epsa acquisisce un piccolo atelier a Epauvillers che occuperà sino al 1976 15 addetti.
La crescita non si ferma qui e nel 1971 EPSA acquisisce una piccola fabbrica dedita alla lucidatura delle casse , la Joseph Grillon a Courtetelle che occuperà ben 50 addetti.

La produzione

Qui la parte interessante x noi , dove si vede il limite fra prototipo (prodotto dal Laboratoire) e produzione di serie.
La ditta al massimo della sua produzione fabbrica ogni giorno 10.000 casse finite!
La “chaine” produttiva viene modificata col temine “canaux” , canali , ciò per permettere una flessibilità straordinaria tra grandi lotti e piccoli lotti. La ditta definisce piccoli lotti quelli per meno di 1000 pezzi. Il limite minimo per accettare una commessa è di 100 pezzi (50 pezzi per le casse in oro) .
I lotti grandi sono tra i 20.000 ed i 100.000 pezzi. Il titolare lo battezza “systéme de production Piquerez” dove addirittura le macchine utensili non vengono nemmeno fissate al pavimento…..flessibilità quindi 100-100.000 , incredibile!


La qualità
Le casse impermeabili rappresentano l’80% della produzione. Nel 1970 la ditta produce 1.350.000 pezzi. Il prezzo medio dell’epoca è di circa 7 Chf cadauna.
La qualità è buona.

La clientela
Il maggior cliente singolo è la Enicar , mentre il gruppo più importante sarà il Omega SSIH. La clientela corrente è Heuer , Baume&Mercier, Bulova , IWC e , udite udite , dopo la metà degli anni ’60 Longines…….


Pertanto il mio pensiero è :
- I prototipi , nell’arco del Jura Bernois , zona madre dell’orologeria Elvetica venivano costruiti nei laboratori di R&D delle Maison.
I quadranti erano progettati ed eseguiti dalle Maison produttrici di quadranti e , lo stesso , le casse dalle Maison produttrici di casse (a meno che la produzione non fosse interna nel caso delle casse).

- I segnatempo di serie avevano tirature MINIME di centinaia se non migliaia di pezzi.
Con buona pace dei censimenti “sulsentitodire” o “mifamoltocomodopompare”……
Nel caso specifico , ad una lettura attenta della risposta di JH a proposito del Monaco PVD , si può interpretare la sua risposta in questo modo : Non me lo ricordo , ma se fosse vero (personalmente non l’ho mai negato ma solo messo in dubbio provocatoriamente n.d.a) ne avremmo prodotti certamente non meno di 100 , ma sinceramente non ne ho ricordo………

Il mio contributo verte solo ed unicamente a far ragionare i collezionisti con la propria testa e con la loro ricerca……niente più.

Il testo in tiratura limitata di 700 pezzi.


Le patronat de la boite de montre


il vecchio stabilimento

vecchio stabilimento EPSA

Il nuovo stabilimento dal 1959

nuovo stabilimento EPSA


La produzione

 


Produzione EPSA


La pubblicità

Pubblicità EPSA




Un'altra pubblicità d'epoca:

Pubblicità EPSA


Per ultimo Ervin Piquerez , croce e fortuna della sua EPSA.

Erwin Piquerez

Continua...

(Un grande ringraziamento ad Adriano D. un amico e un profondo conoscitore di orologeria Vintage, per avermi dato modo di ospitare nel sito una delle sue ricerche approfondite e dettagliate in merito ai quadranti.)

(Foto e testi sono di proprietà dell'autore dell'articolo e non possono essere copiati e utilizzati senza il suo preventivo consenso.)

(la seconda parte qui)