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La maison per eccellenza – Longines - Dalle radici al 1976

Testo scritto e curato da Adriano Davidoni -"Longinespassion" (copyright adavidoni@gmail.com)


Questa ricerca si basa principalmente sul lavoro svolto tra il 1942 ed il 1947 dall'allora archivista della Longines , Henri Houriet , e dal capo delle attività pubblicitarie (oggi si direbbe il responsabile marketing) , Pierre Chatelain.

A loro si deve la realizzazione dei due volumi editi nel 1947 dalla Longines in seguito al giubileo per i 75 anni della maison di cui ai solenni festeggiamenti del 1942.

PRIMA PARTE : IL COMPTOIR AGASSIZ , LE RADICI .-

L'incredibile storia di questa maison trova radici nel 1832 , quando viene fondato di fatto il "comptoir Agassiz". Infatti è da lì che verranno posate le prime "pietre" di una costruzione industriale che segnò in seguito la storia in generale e quella orologiera in particolare.
Ma facciamo un passo indietro , esattamente agli inizi del XIX secolo.
A Saint Imier , centro dove si viveva principalmente di agricoltura , le figure di riferimento per la comunità erano il sindaco ed il pastore. Quest'ultimo , Louis-Rodolphe Agassiz vi si era stabilito nel marzo del 1803 , proveniente dal cantone del Vaud. Crebbe 4 figli assieme alla moglie Rose Mayor : Louis , Auguste , Cecile e Olympia.
Louis divenne un famoso geologo , paleontologo ed ittiologo di fama mondiale (una figura di grande rilievo scientifico) , Auguste s'indirizzerà al lavoro commerciale mentre le due figlie femmine andranno in sposa. Il primogenito di Olympia , Ernest Francillon , rivestirà un ruolo fondamentale nella storia futura del "comptoir" , della futura Longines e dell'orologeria mondiale. Ma di questo vedremo in seguito. Faccio solo notare che tutti i personaggi citati sono di origine Ugonotta e qui si potranno considerare sventuali sviluppi e studi che colleghino alla simbologia massonica nei segnatempo.




A 23 anni Auguste vive a Neuchatel , è intento alla sua carriera di valente banchiere presso la banca dello zio , Francois Mayor-Fornachon , quando viene contattato da un noto negoziante di orologi di Saint Imier , tale Henri Raiguel , il quale gli prospetta l'opportunità di avviare assieme un "comptoir". Erano gli anni del primo boom ed Auguste accettò di buon grado. Ai due s'unì un terzo associato , Florian Morel.
I tre sottoscrissero dal notaio l'atto, esattamente il 25 febbraio 1833 col quale avviarono il "comptoir" e nel quale determinarono le regole della loro associazione. Prese il via dunque la "Raiguel Jeune & Compagnie" nella sua attività sociale di commercio d'orologeria e fabbricazione di orologi.
All'epoca la fabbricazione delle varie componenti di un orologio era affidata ai vari specialisti :
.Ebauches a Fontaimelon
.Quadranti a Chaux de Fonds
.Ruote e pignoni nel Haute Savoy.
L'assemblaggio e le varie lavorazioni intermedie venivano affidate poi , in una sorta di primordiale "conto lavoro", ai vari artigiani/contadini delle valli del Jura. Tutti membri della famiglia partecipavano a questa attività domiciliare.
Il "comptoir" quindi coordinava gli acquisti delle componenti base e lo svolgimento delle attività dei singoli artigiani. Mancavano ancora molti anni prima che la produzione di un orologio potesse avvenire sotto un unico tetto.
Per dare un'idea sulle potenzialità produttive dell'epoca dobbiamo sapere che per avere collaudati ed imballati "ready to go" 24 orologi al giorno il "comptoir" Agassiz doveva avere in lavorazione presso i propri artigiani non meno di 1400 orologi nei vari stadi d'avanzamento. All'interno del "comptoir" vi erano due o tre impiegati addetti al controllo ed alla regolazione dei pezzi in casa , ed un contabile responsabile della tenuta dei libri ed incaricato delle spedizioni. Tale tipo d'organizzazione veniva chiamata "etablissage" , i fabbricanti "etablisseurs" e le ditte vere e proprie (che raccoglievano , regolavano e vendevano gli orologi) i "comptoirs".
Già allora i "comptoirs" svolgevano una fiorente attività di export e si recavano per sviluppare ulteriormente i loro affari alle Fiere specialistiche di Francoforte e di Leipzig. Se la congiuntura era favorevole , di ritorno dalle Fiere , si riempiva il portafoglio ordini dei "comptoir" garantendo così la continuità produttiva dell'azienda.




Nell'autunno del 1838 l'accordo fra i tre associati decadde ed uno , Mr. Raiguel , non volle continuare l'attività comune. Morel , al contrario ne fu fermamente intenzionato come pure il ns. Auguste Agassiz. Nello stesso anno , esattamente il 23 novembre , venne stipulato un nuovo accordo fra i due della durata di sei anni.
L'immobile , situato in centro a Saint Imier, venne acquistato ed il nuovo nome della società fu "Agassiz & Compagnie". Negli anni successivi la fama del "comptoir" crebbe per qualità e bontà dei prodotti commercializzati , sia in Svizzera che , soprattutto, all'estero.
Fino a quell'epoca gli orologi commercializzati erano a "ruota di riscontro" , dei veri pezzi da museo se guardati con gli occhi di oggi. Obsoleti , pesanti e con una precisione massima (nel migliore dei casi) nell'ordine dei 5 minuti +/- in un giorno.Si trattava dei movimenti che Daniel JeanRichard inventò nel '700. Questi lasciarono poi il posto ai movimenti cosiddetti Lepine , orologiaio francese del XVIII secolo , coi quali il bilanciere venne posizionato a lato delle altre parti meccaniche e grazie ai quali gli spessori ed il peso degli orologi si ridussero notevolmente. Lo sviluppo tecnico poi fece la sua parte nel miglioramento della precisione di marcia.
Il "comptoir" Agassiz sfornerà ogni anno diverse migliaia di orologi col movimento Lepine con scappamento a cilindro. anche se gli orologi tradizionali continueranno ad essere nei listini di vendita. Era cosa nota che gli artigiani orologiai delle montagne del Jura fossero famosi per il loro attaccamento alle tradizioni. All'epoca venne a proposito coniato l'aggettivo "Genre de St.Imier" per definire un orologio robusto , preciso e a buon mercato.
Visti i buoni risultati , la società fra Moriel e Agassiz venne prorogata sino al 1846.


Un'altra pietra miliare della storia della Longines venne posata da August Agassiz il 10 ottobre 1845. E' in tale data che si stipulò il contratto esclusivo d'agenzia fra la Agassiz e Auguste Mayor , negoziante stabilitosi a New York e figlio del banchiere Mayor-Fornachon (lo zio di Auguste Agassiz , proprio lui). Più che una agenzia vera propria si trattava di una "dealership" in quanto Agassiz s'impegnava ad inviare gli orologi a New York in conto vendita e Mayor a trattenere una commissione direttamente dopo l' incasso. Fu l'inizio di una lunga storia di relazioni speciali fra la grande metropoli americana e la piccola cittadina di Saint Imier.

Faccio notare come fosse singolare il fatto che Auguste Agassiz fosse cugino di Auguste Mayor ed allo stesso tempo cognato dopo che sposò sua sorella nonché figlia del noto banchiere.

Vista di New York all'epoca...




Dal 1° gennaio 1847 il "comptoir" prese il nome di "Auguste Agassiz". Ciò fu dovuto al fatto che Florian Moriel , suo socio , decise di lasciare l'attività. In eredità questi lasciò anche due suoi collaboratori di provata esperienza e fedeltà : Lucien Moriel (solo un caso di omonimia) e Frederic Betrix entrambi da molto in azienda.
Era un buon periodo per la cittadina di Saint Imier , il mercato degli orologi era florido ed il mestiere attraeva frotte di persone al lavoro nel rinomato centro. Nel giro di 20 anni la cittadina raddoppiò la propria popolazione ed il tessuto urbano venne profondamente modificato. Al posto delle stradine tortuose e degli edifici ad un piano sorsero strade ,piazze ed edifici a più piani con nastri di luminose finestre per le attività di lavorazione orologiera. Fu qui che la figura di Auguste Agassiz svolse un ruolo primario nello sviluppo di St. Imier. Oltre a dar lavoro a centinaia di persone , tra il 1846 ed il 1847 ,ricoprì la carica di sindaco . Fu in tale periodo che Auguste Agassiz mise al servizio della comunità cittadina le sue doti di fermezza , intelligenza e , soprattutto, generosità.La cittadina non se ne dimenticò mai.


Nella incisione Auguste Agassiz



IL "comptoir" Agassiz nel frattempo era cresciuto e si era trasformato in un laboratorio di montaggio vero e proprio ( la prima cellula della futura Longines).
Il 23 aprile del 1852 viene assunto un nuovo direttore generale , il signor Edouard Savoye , orologiaio di talento nato nel 1818 presso Locle e che aveva maturato una buona esperienza a Corgémont.
Nel 1854 la coppia di gerenti , Morel e Betrix , lasciarono l'incarico ed Auguste Agassiz trasferì l'incarico e la responsabilità a Francois Secretan.
E' alla fine del 1852 che il nipote di Auguste , Ernest Francillon , entrerà a far parte dello staff aziendale con incarichi minori. Due anni più tardi , fu confermato dallo zio in modo definitivo.
Nato a Losanna il 10 luglio del 1834 , Ernest aveva già una carriera predestinata in città. Infatti un suo zio Ugonotto del delfinato divenuto valdese , aveva fondato in città tempo prima una ditta di commercio di metalli ben avviata. In tale attività Ernest avrebbe dovuto svolgere la propria carriera lavorativa.Per esserne all'altezza fu inviato in Germania , esattamente a Stoccarda, per poter apprendere la grammatica tedesca correttamente , imparare bene la partita doppia e conoscere le leggi commerciali dell'epoca.
Ciò nonostante , alla chiamata dello zio Auguste Agassiz, non seppe resistere e si trasferì velocemente a Saint Imier. Dopo i primi due anni da "garzone d'ufficio" , venne inviato alla Motiers a Val-de-Travers per svolgere il suo tirocinio in orologeria.
Futuro etablisseur , durante il suo praticantato conoscerà le tecniche di costruzione degli orologi nonchè quelle di vendita degli stessi.
Ernest Francillon fu all'epoca anche un assiduo frequentatore delle fiere ove stabilì parecchi contatti con corrispondenti commerciali in molti centri della Germania.
La situazione generale del comptoir Agassiz era buona , il mercato newyorkese era florido (Auguste Mayor , aiutato dal banchiere Mayor-Fornachon , stava accumulando una autentica fortuna e a ciò si unì la bravura di Ernest Francillon che riuscì ad aprire il proprio mercato a Vienna , trampolino per quelli di Praga e Bucarest. Ernest riesce anche ad aprire un "varco" per la vendita di orologi Agassiz anche a Parigi , piazza particolarmente difficile a causa della concorrenza di Besancon.
E' in questo ottimo momento della Agassiz che si abbatte una grave calamità.
IL 4 settembre 1856 un enorme incendio mandò in fumo il comptoir assieme ad altri 16 edifici adiacenti , i pompieri assistettero impotenti......
Fortunatamente gli impiegati e gli operai alle prime avvisaglie dell'incendio misero in salvo i libri contabili e le merci presenti nel comptoir. Il tutto , molto frettolosamente , venne accatastato in un edificio di proprietà di Auguste Agassiz lungo una strada che tuttora porta il suo nome a Saint Imier. Una bella villa , circondata da innumerevoli piante , ed un profumato giardino. L'edificio divenne la nuova sede della Agassiz.
Nell'agosto del 1857 Ernest Francillon si sposò con Ida Grosjean , figlia del pastore valdese di Court , presso Moutier.

Nell'incisione Ernest Francillon



Di seguito fu il momento di una nuova crisi economica che stavolta durerà 5 anni.
Il comptoir , dopo l'incendio , precipitò in una situazione complicata e difficile. La riorganizzazione dopo l'incendio fu difficilissima , le cose erano accatastate , lo spazio non era il massimo e di conseguenza gli affari si appannarono. Una sorta di inedia aziendale colpì la Agassiz. Ernest Francillon nel frattempo divenne co-gerente assieme a Secretan , e nelle note che inviò allo zio fece presente questi problemi dicendosi molto preoccupato.
Stando così le cose Auguste Agassiz decise di mettere in liquidazione il "comptoir" , suo malgrado. Ciò avviene nel 1861.
Secretan avrebbe voluto continuare la collaborazione con Francillon portando avanti l'azienda ma questi non fu interessato a condividere l'avventura con nessuno. Volle continuare da solo.
Ecco che allora Ernest Francillon iniziò da solo la gestione del comptoir a partire dal 1861. Da bravo imprenditore qual'era iniziò subito rifondando completamente il comptoir , dal personale ai metodi. L'azienda era "seduta" ed i suoi prezzi non corrispondevano più al" genre de St. Imier".
Si doveva aumentare la produzione e migliorare la qualità ed in ciò Ernest s'impegnò con grande passione e tenacia. Ottimizzò inoltre la gamma dei prodotti a listino cercando di eliminare e di unificare il più possibile le varie tipologie. Il taglio fu drastico e commercialmente si vendettero da Vienna a New York gli stessi tipi e modelli con grande risparmio per l'azienda. Creò all'interno del comptoir un nuovo atelier per il montaggio rendendo la produzione più spedita e qualitativamente controllata.
Il commercio internazionale dette timidi segnali di risveglio ma il mercato statunitense , importantissimo , rimase fermo. Auguste Mayor cedette le proprie attività ad un suo anziano collaboratore , J.A. Abry. Mayor rientrò a Neuchatel. Anche il banchiere Mayor-Fornachon si ritirò in una fattoria svizzera. In più la guerra di Secessione contribuì notevolmente al grave rallentamento dell'economia. Anche a Vienna , il brillante agente d'Alex Graner, si ritrovò a languire senza commesse importanti. Di fatto le casse del comptoir erano spesso vuote , i plafonds con le banche esauriti ed ogni fine mese i pagamenti erano un vero rompicapo.
Con grande stupore dei passanti il 1° luglio 1862 , venne affissa una nuova targa all'ingresso del numero 11 di via Agassiz....




Aveva inizio ufficialmente la nuova carriera d'imprenditore di Ernest Francillon , una carriera fulgida e di livello mondiale. Auguste Agassiz non uscì mai completamente dalla società (lasciò infatti un capitale di 100 mila franchi che gli davano il potere di controllo dei conti aziendali) e svolse un fondamentale ruolo di mentore di Ernest Francillon, suo nipote adorato.
Nonostante la guerra civile in corso , la parte nord degli Stati Uniti e New York ripresero a lavorare bene. Le fiere tedesche non ripresero mai la loro attività ma Vienna , in compenso , crebbe e gli affari ripresero speditamente. Alex Graner firmò importanti commesse.All'epoca la ditta produceva più di 20.000 orologi all'anno. I Lepine a cilindro rimanevano l'articolo principale, ciò nonostante i movimenti ad ancora presero piede. La ditta lancò una serie di orologi da donna da 12 , 13 e 14 linee che ebbero un enorme successo. Riguardo ai ruota " a riscontro" , vennero liquidati a basso prezzo come rimanenze di magazzino obsolete.
L'eliminazione della carica attraverso la chiavetta fu un altro passo avanti che il comptoir adottò. Ernest Francilon era alla continua ricerca di innovazioni ed idee atte a migliorare la qualità dei prodotti. Tra i suoi fornitori selezionò un produttore di casse già industrializzato ed in possesso delle prime macchine utensili. La ditta la Huette gli garantiva senza sforzo 24 dozzine di casse ogni settimana con qualità costante. Ne descrisse i progressi in modo entusiastico allo zio Auguste Agassiz , elogiando lo sviluppo tecnico ed il risparmio che ne derivava.
Nel 1864 la crisi americana ebbe un sussulto negativo e JA Abry si ritrovò una enorme quantità di merce senza vendita alcuna.I suoi magazzini erano pieni. A St. Imier soffrirono come non mai questo ulteriore aggravamento della crisi.
Fortunatamente il 9 aprile 1865 la guerra di secessione terminò , a JA Abry , con contratto d'esclusiva in scadenza il 31 dicembre dello stesso anno ,non venne prorogato. Venne invece affidata la nuova attività ad un collaboratore di Abry , un certo J. Eugene Robert , giovane di origini nello Jura di Neuchatel che venne sostenuto finanziariamente niente meno che da Auguste Mayor , il primo agente esclusivo.
Ernest Francillon credette molto nelle capacità e potenzialità di Robert e nel futuro del mercato statunitense. Fu da lì che gli venne l'idea di creare un'industria orologiera in grado di costruire interamente un orologio di qualità sotto un unico tetto ed un'unica azienda.
Nella seconda metà del 1865 Ernest Francillon espose la sua idea rivoluzionaria allo zio Auguste. Ernest non tollerava di dover soggiacere al potere delle fabbriche delle ebauches ed ai ritardi degli artigiani a domicilio.

Un'idea che non conobbe freni e portò alla costruzione della più decorata e importante fabbrica di orologi al mondo : La Longines.



Nonostante la malattia lo costringesse lontano dagli affari , Auguste Agassiz assecondò il nipote nella sua nuova avventura della creazione di un'industria orologiera completa. Egli rinnovò con entusiasmo la sua accomandita nella società. Da persona versatile ed intelligente qual' era , Egli si pose da subito il problema delle macchine utensili. A Saint Imier c'erano tanti bravi orologiai ma nemmeno un tecnico specializzato nella fabbricazione delle macchine utensili. Serviva qualcuno che sapesse progettare i reparti , le macchine e che le sapesse avviare. Serviva un ingegnere.
Si risolse come al solito la questione in famiglia. La scelta di Auguste Agassiz e suo nipote Ernest Francillon ricadde su Jacques David , anch'egli Ugonotto di origine , come Francillon.
Jacques David nacque a Losanna il 18 Marzo 1845. Passò la sua giovinezza a Saint Quentin ove il padre dirigeva una tessitura meccanica. Frequentò a Parigi l'Ecole Technique Centrale e poi , a studi terminati , sarebbe stato avviato al mondo dell'orologeria con un apprendistato di tre anni.




Nel frattempo Ernest Francillon valutò diverse opzioni progettuali legate alla produzione d'energia necessaria al funzionamento della futura fabbrica di orologi. Si fece persuaso che l'ottimale era la costruzione di una diga grazie alla quale utilizzare la forza idraulica per il funzionamento di una turbina. La scelta dei terreni dove far sorgere il nuovo stabilimento avrebbe dovuto avere un corso d'acqua adatto e nelle immediate vicinanze.
La scelta , effettuata nel 1866 , ricadde su due lotti di terreno contigui situati nei dintorni di S. Imier lungo la riva destra del corso d'acqua chiamato Suza. La famosa località dei Longines (credo che tale parola derivi dal latino ad indicare un'estensione di terreno lontana , nulla di svizzero quindi.....IMHO).
I proprietari erano due coniugi , Mr. Adolph Ferrier , etablisseur, e M.me Lisette Ferrier nata Hofmann. La proprità comprendeva anche un edificio antico chiamato il "mulin des Lasgnes". Una clausola dell'atto notarile indica la possibilità accordata a Francillon di eseguire chiuse e sbarramenti atti alla raccolta e convogliamento dell'acqua per uso idroelettrico (a tal proposito poteva fondare le opere anche sul terreno del vicino , il fondo Sans-souci di Francois Meyrat-Langel) ma nessun altro tipo di costruzione lungo il corso d'acqua gli sarebbe stata concessa.
La nuova fabbrica non fu eretta immediatamente stante la crisi imperante e il comptoir Francillon in mezzo a mille problemi.




Nel frattempo , esattamente l'8 Maggio del 1866 entrò in azienda George Agassiz , figlio di Auguste , il quale , dopo averlo convinto ad abbandonare gli studi medici , lo avvierà alla carriera di orologiaio col consueto ed utilissimo apprendistato.Lo stesso anno , grazie alle pressanti insistenze di E. Francillon , ed ai buoni uffizi ( e credo sostegni finanziari) da parte di A. Agassiz , a S. Imier , presso la sede locale della Société Jurassienne d'Emulation , aprì i battenti l'Ecole d'Horologerie de Saint Imier. Uno storico risultato stante la penuria di manodopera specializzata e la necessità di rimediare in tempi brevi.
Il periodo storico del momento era tormentato e quando la guerra di secessione americana cessò iniziò immediatamente quella Austro-Prussiana. Per il comptoir di Francillon i due mercati principali e di riferimento erano in grave crisi di commesse. Ed è in seguito allo scoppio della guerra Austro-Prussiana che il valente agente austriaco , Alex Graner , decise di rimettere il proprio mandato d'agenzia. Francillon , in una lettera molto intensa , gli chiese , in memoria dei grandi successi passati , di tenere duro e di non abbandonare l'azienda.
Fu in una situazione così difficile che Francillon si vide richiedere garanzie reali dalle proprie banche. Diede a garanzia 60.000 orologi finiti al prezzo di costo e accese ipoteca sulla propria abitazione e comptoir. Il momento fu difficile e si ebbe l'impressione che per il buon Francillon il sogno della nuova azienda s'infrangesse con la dura realtà. Tutto il suo castello rischiava di cadere rovinosamente. Ebbene la tenacia di E. Francillon ebbe di nuovo la meglio come pure il suo proverbiale ottimismo.
Il suo progetto andò avanti come pure l'edificio che lui chiamò Longines sin dall'inizio. Nella primavera del 1867 , dopo aver demolito il mulino , la nuova fabbrica venne completata.Una costruzione semplice ma estremamente robusta. Contemporaneamente venne realizzata una chiusa che a Giugno diede energia ad una turbina da 10 cavalli ad asse orizzontale. Le trasmissioni a cinghia funzionavano che era un piacere ma le macchine utensili non c'erano ancora , neppure l'ombra. Non si erano ancora concepiti dei calibri che potessero essere adatti alla nuova produzione industriale. Il compito di questo sviluppo e ricerca venne assegnato ad un esperto orologiaio genio della meccanica di nome Edouard Chatelain. Lavorava al progetto da oramai 5-6 mesi. Si era trasferito da Ginevra ove aveva un suo laboratorio e si era portato dietro dei bilancieri e dei punzoni da lui stesso confezionati.
L'ingenere Jacques David nel frattempo aveva terminato i suoi studi a Parigi e già da un anno svolgeva il suo praticantato di lima , bulino e martello.
Fu E. Chatelain che chiese di fargli interrompere il praticantato per potergli insegnare e trasmettere tutte le sue teorie sullo scappamento.All'epoca ogni orologiaio aveva le sue teorie e ricette del tutto personali in proposito ( a volte molti segreti che venivano gelosamente custoditi e tramandati di generazione in generazione).
Non era inusuale che un orologiaio di Ginevra avesse teorie ben diverse da un artigiano delle montagne dello Jura.
Tuttavia E. Francillon posticipò l'arrivo di david a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute.Alla fine dell'estate David fu all'opera al fianco di Chatelain , un vero vulcano pieno d'idee ed iniziative , a volte estremamente volubili. David capì che il suo compito era quello di raccogliere queste idee e metterle in pratica in modo concreto. David scrisse al padre : "sono sei mesi che la fabbrica è aperta ma nessun orologio è ancora uscito finito e completo pronto alla vendita. facciamo ancora lavorazioni parziali......"


Non era un compito facile , a parte alcune macchine utensili di uso oramai comune , tutte le altre andavano inventate , progettate , costruite e collaudate. Si lavorava 11 ore al giorno.

Il comptoir nel frattempo continuava la sua attività e Alex Graner e J. Eugene Robert erano impazienti di ricevere i nuovi orologi Longines così tanto elogiati da Ernest Francillon. Nel 1867 gli impianti e le macchine erano terminati e s'iniziò a produrre le componenti a scorta. Platine , casse , alberi ecc . videro la luce nello stabilimento Longines. Nel Marzo del 1868 ebbe luogo lo start della produzione vera e propria. Francillon ebbe a dire : " Si è fatto molto ma tanto dovrà essere ancora fatto".

L'atmosfera della nuova fabbrica era guastata solo dal carattere irruento ed irascibile del geniale Chatelain. egli non portava rispetto a nessuno e chi gli si metteva contro veniva portato in direzione per le sanzioni . In alcuni casi la persona veniva allontanata pur di tenere questo scontroso e geniale tecnico. Rendeva la vita difficile a chiunque tant'è che anche J. David venne rimandato a proseguire il suo praticantato. Chatelain fu convinto del suo allontanamento definitivo ma Francillon e Agassiz ebbero ben altre idee sul loro giovane parente. Era quindi solo una parentesi.Nonostante ciò David lo descrisse sempre come un vero genio , colui il quale col suo pensiero fuori dagli schemi e pieno d'inventiva , risolse problemi all'azienda ritenuti allora praticamente insormontabili. Nessuno meglio di lui conosceva l'acciaio ed i metalli. Si raccontava che i suoi bulini potessero lavorare per 5 giorni senza rovinarsi come accadeva a tutti gli altri......

Ernest Francillon divideva il suo tempo fra il comptoir , dove cercava anche di piazzare tutto il suo stock di vecchi orologi accumulati negli anni , e l'organizzazione della nuova fabbrica.
Uomo premuroso e lungimirante , fece erigere una seconda chiusa sul corso d'acqua al fine di garantire un bacino in grado di sopperire ai periodo di siccità. Fu installata una seconda turbina.
Allo stesso tempo fece ampliare la nuova fabbrica con un secondo edificio adiacente.
Era giunto il tempo di chiudere il comptoir e trasferire tutte le attività nella nuova sede , bella , luminosa ove trovavano lavoro 40 operai.
Il comptoir ,Agassiz prima e Francillon poi, chiuse definitivamente ed una nuova era s'apri sulla neonata Longines.




Ecco il primo nucleo della neonata Longines nel 1867…




Jacques David in foto , un personaggio al quale Longines deve molto.....




Ecco uno dei primi orologi Longines prodotti nella nuova manifattura.....




La ricerca dell'eccellenza fu il filo conduttore delle attività di E. Francillon e di tutto il suo staff.....




Ecco il registro N°01 cui fecero seguito tutti gli altri. E' da questi registri che ancora oggi vengono presi i dati di riferimento per la catalogazione.....




Il primo ampliamento della manifattura...

Ecco il grande Ernest Francillon mentre sovrintende l'ufficio di direzione......(Lui è il signore baffuto in piedi)



Il 1875 fu un anno nero per l'orologeria svizzera. Mancavano gli ordini e ciò fece entrare il comparto in una fase storica ed economica gravissima.
Lo stesso E. Francillon si pose la domanda se , in fondo , nella sua attrezzata officina non fosse stato meglio costruire movimenti grezzi da vendere agli "établisseurs" piuttosto che completarli in proprio. Il costo delle finiture era altissimo oltre che essere la parte più delicata dell'intera produzione. E alla Longines i lavori dovevano uscire dalla fabbrica al meglio , sempre. La crisi nel Jura in particolare era ancor più profonda per la concorrenza che La Chaux de Fonds sviluppava all'interno della stessa Svizzera.Di ciò E. Francillon parlò più volte ai propri colleghi a Neuchatel.
Non se ne veniva fuori e lo stesso Francillon si ritrovò senza lavoro in fabbrica e senza soldi. Ricorse , alla disperata , all'aiuto del suo grande amico , Albert Gobat , avvocato e politico in ascesa. Egli faceva parte di un comitato a Delémont per la creazione e lo sviluppo di un alto forno ed un'industria per la fabbricazione di orologi. All'epoca la zona ne era sprovvista. In data 15 maggio 1875 il comitato e Francillon siglarono un accordo nel quale lo stesso Francillon s'impegnava a cedere , ad azioni sottoscritte , la propria fabbica completamente attrezzata , i suoi marchi , i suoi brevetti , i calibri , la clientela in via definitiva. In due parole: La fine della Longines a St. Imier!! 120 addetti da trasferire o licenziare. A J. David venne affidato il progetto ed a Gobat la ricerca del capitale necessario. Vennero offerti a garanzia gli immobili ed il comune di Delémont si propose come garante al fine di emettere delle obbligazioni. Delémont non fu in grado di rilasciare le dovute garanzie e dell'affare non si fece nulla. Francillon , rendendosi conto che la propria fabbrica era demotivata ed in ansia per il proprio futuro non indugiò oltremodo ed il 1° settembre l'accordo venne rescisso. Per restituire la parte di capitale che aveva ricevuto come anticipo , E. Francillon , ricorse all'aiuto economico di amici e parenti.
Che ne sarebbe stato della Longines e di St. Imier se l'operazione fosse andata in porto? Personalmente non oso nemmeno immaginarlo.
Francillon non perdette tempo e fondò una società per azioni di cui scrisse personalmente lo statuto dopo essersi consultato coi due maggiori creditori , Auguste Agassiz e la banca Marcel. Egli fu nominato amministratore ed a David venne data procura. Gli immobili , di sua proprietà , vennero dati in affitto alla società. Venne anche reperito il capitale sufficiente a far funzionare la Longines senza ricorrere al credito bancario se non per giustificati e brevi periodi.
Ma la crisi fu terribilmante grave e profonda e, nonostante gli sforzi ed i buoni propositi , Francillon ricorse di nuovo al credito bancario. Visto che la accomandita di A. Agassiz era in scadenza , la banca von Ernst di Berna , creditrice di Longines , pose delle condizioni capestro a Francillon : sdoppiare la fabbrica creando una nuova officina a Berna , ricca di abbondante manodopera a buon mercato , ove costruire i movimenti grezzi grazie ai macchinari e gli ingegneri trasferiti da St. Imier . Per le finiture ci avrebbe pensato Francillon nell'atelier di St. Imier.
Ma la banca , oggi come allora , non intese investire nell'operazione nemmeno un franco e ricercò denaro e persone interessate all'operazione. Fu trovata una ditta costruttrice di macchine utensili interessata a ciò , la G. de May. Il suo amministratore avrebbe dovuto essere l'amministratore della nuova fabbrica ma la totale assenza di conoscenze orologiere da parte della de May ed i suoi collaboratori fece naufragare l'ipotesi.
Il povero Francillon fu punto e a capo!
Senza ordini , col personale ridotto all'osso , decise che era il momento di mettere in liquidazione la ditta! Prese carta e penna ed il 4 febbraio scrisse una lettera ad Auguste Agassiz in cui esprimeva le sue intenzioni e fissava con lo stesso un appuntamento per 9 febbraio. Il tono fu insolitamente freddo e formale. Dopo 30 anni di collaborazione intensa e stima ed affetto reciproci qualcosa sembrava incrinato nel loro rapporto.
Ma la situazione non riguardava solamente A. Agassiz , infatti il figlio George decise di lasciare la Longines per costituire la Agassiz & fils , una azienda nel campo dell'alta orologeria. J. David descrisse allora gli Agassiz come "molto impazienti".Infatti George era in dissenso da alcuni tempi con Francillon e mostrava apertamente la sua delusione.
Non è dato a sapere se il 9 febbraio avvenne o meno l'incontro tra i due. Di fatto il 16 febbraio Francillon annunciò a Robert , agente americano , la partenza di magnifici pezzi da esporre a Philadelphia in occasione dell'Expo Universale. Il 29 di febbraio Francillon dichiarò di "non credere alla fine del mondo" e dette l'ordine di fabbricare nuovi calibri e di ultimare lo sviluppo delle macchine utensili. Di colpo la sua corrispondenza con Agassiz ritornò cordiale come un tempo. Il vecchio zio ed amico aveva sicuramente rinnovato la fiducia all'intraprendente nipote.
Sull'onda del rinato entusiasmo Francillon riprese la sua instancabile opera di pioniere dell'industria orologiera elvetica. Con la consueta lungimiranza ed intelligenza cercò con tutte le sue forze di raggruppare in un consorzio i produttori del Jura al fine di combattere uniti lo strapotere delle nascenti industrie orologiere americane. Si trattava di una minaccia mortale per il comparto. A partire dal 1850 diverse fabbriche americane di orologi, ricche di enormi capitali e modernissime dal punto di vista produttivo , potevano contare sul senso patriottico dei cittadini americani , enorme mercato per l'orologeria , che dirigevano i loro acquisti verso i prodotti made in USA. I costosi ed obsoleti orologi svizzeri vennero quasi completamente abbandonati.
Francillon combattè per il consorzio e riuscì alla fine a far sedere allo stesso tavolo Charles E. Jacot , Jules Grandjean , Leon Gallet , Constant Girard-Perregaux ed i fratelli L.e J. Courvoisier che aderirono all'iniziativa. Il 30 aprile 1876 Francillon ,in qualità di rappresentante del cantone di Berna , partecipò ad un incontro svoltosi a Yverdon , nel quale venne fondata la Società Intercantonale delle Industrie del Jura. Un atto che , grazie alla Longines , diverrà la pietra miliare dello sviluppo dell'industria orologiera della zona.




A 100 anni dalla dichiarazione d'indipendenza gli Stati Uniti aprirono a Philadelphia il loro Expo Universale. Un'ottima occasione per la vecchia Europa di verificare e confrontarsi con la progredita America. La Svizzera designò alcuni suoi delegati ufficiali scelti fra fabbricanti e tecnici da inviare al salone. Questi , al loro ritorno , estasiati per il livello tecnologico , stilarono abbondanti e dettagliati rapporti.
La Società Intercantonale del Jura nominò proprio "esploratore" il ns. Jacques David. Egli aveva maturato un'enorme esperienza nella progettazione e sviluppo delle macchine per l'orologeria ed era stato , sin dall'inizio , il progettista della Longines. Fidato e fedele collaboratore di Francillon godeva della stima di tutti.
S'imbarcò a Le Havre il 13 agosto e sbarcò a New York il 23. Ad accoglierlo a braccia aperte E. Robert. L'agente aveva una situazione molto difficile essendo i suoi scaffali colmi di più di 4000 orologi invenduti e , cosa grave , senza alcuna speranza di vendita futura.I suoi clienti rifiutavano seccamente gli orologi svizzeri. Alla fine del 1875 il suo socio , J. Fornachon , si era ritirato dagli affari ed avevano preso il suo posto i suoi due giovani cognati , Albert e Louis Wittnauer.
David iniziò la sua visita dall'Expo. Gli Americani , si sa , amano ostentare e ,nell'occasione , non solo esposero i loro magnifici orologi ma allestirono dei veri reparti produttivi. Una vera miniera d'oro d'informazioni. David continuò il viaggio visitando anche le fabbriche dei concorrenti e , pur incontrando molti problemi dovuti all'eccessivo clamore dato alla sua visita , riuscì nel suo intento e a Novembre fece ritorno in Svizzera. Sulla base delle sue note , schizzi , ricerche e ricordi egli stilò il suo rapporto per la Società Intercantonale del Jura in cui mise in luce la superiorità americana sottolineando i seguenti punti:
1.perfezione delle macchine utensili
2.precisione nelle lavorazioni
3.metodi di controllo
4.comfort nelle fabbriche
5.coscienza e disciplina dei lavoratori.




La Svizzera doveva correre ai ripari e Edouard Favre-Perret si fece paladino di queste istanze nelle varie riunioni tra i costruttori orologieri svizzeri. Si doveva prendere il meglio della tecnologia americana e coniugarlo col sapere e la tradizione orologiera ugonotta, patrimonio esclusivo della Svizzera. L'industria orologiera elvetica avrebbe così rivisto a breve la luce della rinascita.
Francillon al ritorno di David scrisse a Girard-Perregaux:
"Il signor David è ritornato meravigliato da ciò che ha visto in America. Non è assolutamente scoraggiato come io mi aspettavo. Egli ha la convinzione che alla Longines non abbiamo perso né tempo né denaro anzi stiamo già percorrendo e bene il percorso di organizzazione razionale della nostra fabbrica."

Il 25 febbraio 1877 Auguste Agassiz si spense. Il suo destino fu quello di credere e finanziare il progetto "Longines" senza vederne mai gli anni floridi di sviluppo e fama. Un grande imprenditore ed estimatore del grande valore di persone eccezionali come Ernest Francillon e Jacques David....

la fabbrica intorno al 1880.....





attrezzature dell'epoca......




La Waltham dell'epoca......un gigante....dal taccuino di David...

e ancora attrezzatura dell'epoca.....




Ecco due esempi dell'allora produzione Longines.......




Una curiosità dell'epoca , un tasca da prete

(Un grande ringraziamento ad Adriano D. un amico e un profondo conoscitore di orologeria Vintage, per avermi dato modo di ospitare nel sito una delle sue ricerche approfondite e dettagliate in merito ai quadranti.)

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