I quadranti in smalto (detti "Au gran feu")

Testo scritto e curato da Adriano Davidoni -"Longinespassion" (copyright adavidoni@gmail.com)


1. CENNI STORICI



Contrariamente a quanto si creda , i quadranti metallici furono i primi ad essere utilizzati nel percorso evolutivo dell'orologeria miniaturizzata (XV secolo).Vi fu un periodo d' uso combinato dello smalto sugli indici di quadranti metallici finemente incisi (cartouches).



La singola cartouche in smalto porcellanato:



Anche le secondiere si possono trovare realizzate in smalto. Si trattava della tecnica cosiddetta "champlevé" utilizzata con successo nella decorazione delle casse degli orologi e dei gioielli. Si passò quindi all'utilizzo di quadranti interamente in smalto ma con gli indici in rilievo (delle imbutiture a gobba evidente).



Altro esempio:



L'uso del quadrante piano comportava una tecnica molto evoluta (che ancora non esisteva) e la moda non lo gradiva.
E' alla fine del 1700 che fanno la loro comparsa i primi quadranti in smalto perfettamente piani. A poco a poco gli abili artigiani smaltatori aprirono le loro botteghe indipendenti dai "comptoirs" divenendo dei veri "établisseurs" ( tra i primi , con tutta probabilità).

Ecco le immagini dei primi ateliers della Flueckiger di Saint-Imier:







L'arte del cadranier a smalti era un mix di conoscenze empiriche, esperienza e "savoir faire" unici e non condivisi con altri.
Solo attraverso le rigide e chiuse corporazioni una parte della conoscenza e della tecnica veniva condivisa.
All'epoca lo smalto stesso veniva prodotto segretamente dai singoli quadrantisti , il tutto rinchiuso nel più stretto riserbo.

La parte più difficile e che richiedeva una arte ed una capacità davvero straordinarie era la tracciatura e la realizzazione delle grafiche.
Con l'avvento della sfera dei minuti ed in seguito quella dei secondi (due autentiche rivoluzioni), anche la difficoltà grafica crebbe e la specializzazione divenne indispensabile.
Tutto era eseguito a mano con l'aiuto di un compasso, un bulino, una lente (all'inizio s'usava una boccia di cristallo riempita d'acqua) ed un pennellino mono setola.
I numeri degli indici erano a cifre romane radiali.
Con l'avvento in seguito di Breguet e di J.A.Lépine gli indici vennero sostituiti dai numeri arabi stilizzati Breguet o Dauphine.

Due esempi Lepine:



Durante la Rivoluzione francese sia il calendario che l'ora vennero cambiati. Venne introdotta l'ora decimale e ancor oggi si possono ammirare quadranti riportanti tale suddivisione del tempo.



IL 22 settembre del 1792 tale suddivisione venne abrogata e l'ora riprese ad essere suddivisa in secondi.



Col passare del tempo la tecnica dello smalto si evolvé e i quadranti, bianchi candidi, possedettero superfici perfette con la parte finale leggermente antiriflesso per una migliore lettura.
Le tecniche di taglio , foratura, fresatura e contornatura divennero via via più perfezionate grazie anche ai miglioramenti degli utensili.
Le case orologiere ed i comptoirs cominciarono a richiedere quadranti personalizzati in base ai differenti mercati di sbocco delle vendite.
Possiamo ammirare nei musei orologi da tasca con quadranti per il Celeste Impero (Cina), per l'impero Ottomano, per il regno di Persia e del Siam .
La pittura manuale delle scale, degli indici e dei contatori videro fiorire artisti inimitabili.
Dotati di certosina pazienza , una lente , un compasso, un bulino, una lampada a petrolio con riflettore (quinquet) ed un pennello mono setola, i pittori di quadranti eseguirono quadranti che altro non sono che meravigliose opere d'arte.

Citiamo i più famosi :

-Padre e figlio Benoits di Les-Ponts-de-Martel.

-C.F.Racine che nel 1812 decorò un quadrante da 6 linee nella 24a parte scrivendo il Padre Nostro con la firma "Fait par Charles-Frederic Racine Hanic de La Chaux-de.Fonds , 1812". Tale meraviglia venne esposta alla NY exhibition del 1855.

-Il suo rivale principale fu Sylvain Robert di Les-Ponts-de-Martel (nato nel 1798) famoso per dipingere i quadranti senza l'uso di lenti d'ingrandimento.

-Altro virtuoso fu Ami Pellaton a la Chaux-de-Fonds.

- Fritz Courvoisier , orologiaio , eroe e leader durante i moti rivoluzionari di Neuchatel nel 1848.

Naturalmente esistevano anche i maestri smaltatori specializzati nella riproduzione di immagini sacre e ritratti . Tecnica davvero difficile.

Nel 1890 una importante invenzione ampliò lo spettro delle possibilità esecutive nel mondo dei quadranti.

Boulanger e Maillart , a Ginevra , inventarono un processo fotografico in grado di evitare la pittura sui quadranti.

Con processo litografico si preparava il soggetto da dipingere e poi, fotograficamente lo si riproduceva sul quadrante.
Su quella base si procedeva alla posa degli smalti. Fu a lungo coperto da segreti.

Nel 1895 comparve la tecnica della decalcografia.
Sperimentata con scarso successo quella della decalcomania (troppe difficoltà nella esecuzione) Grenthot a La Chaux-de-Fonds , inventò con successo l'attrezzo manuale ancora oggi in uso nell'industria dei quadranti.
Bisogna ricordare però il vero inventore della tecnica della décalque, tale Salzmann di Le-Locle che non la brevettò pur adoperandola presso la Zenith con continuità.
I quadranti in smalto furono eseguiti secondo tradizione bianchi , piani e con numeri romani o Breguet o Dauphine per molto tempo.
Verso la fine del secolo XIX e l'inizio del XX si cominciarono a produrre smalti colorati o i cosiddetti "flinqué".
Questi erano quadranti con smalto posati su ébauche ornata con motivi guilloché radiali.
Questi vennero esposti alla fiera Nazionale di Ginevra del 1896.
E così arriviamo agli inizi del XX secolo ed alla ripresa dei mercati , al loro sviluppo ed alla scomparsa graduale dei quadranti in smalto.

2.L'EBAUCHE NEL QUADRANTE IN SMALTO


La tecnica dell'epoca era meno sviluppata di quella analoga descritta per i quadranti metallici. I metalli utilizzati erano il rame , l'argento, l'oro ed il chrysocale (lega di rame resistente alle alte temperature).
Veniva chiamata frappe a causa dei bordi rialzati atti a contenere la pasta umida stesa.
La curvatura si otteneva con la tecnica manuale del "martelage" di facile intuizione.
In seguito si procedeva alla foratura per l'alloggiamento dei piedini di fissaggio al movimento che venivano poi saldati. L'operazione di saldatura spesso deformava la frappe. Si poneva rimedio mediante un sapiente " martelage" che riconduceva la piastra alla forma originale.
La battitura a martello richiedeva l'uso di uno stampo e contro stampo ( l'antesignano del conio).
Si passava alle operazioni di decapaggio , lavaggio, asciugatura e lucidatura a specchio della superficie di posa della frappe.

3.LO SMALTO


Sgombriamo il campo da una denominazione errata dei quadranti in smalto. La dizione "quadrante ceramico" non é corretta in quanto il materiale con cui si eseguono gli smalti sui quadranti è posato su metallo non su ceramica , ha base prettamente vetrosa e le tipologie applicative sono differenti. Si deve parlare quindi di "smalti porcellanati". Anche a livello di composizione chimica lo smalto ceramico è diverso da quello porcellanato.

Lo smalto porcellanato è una materia inorganica di natura vetrosa , verificabile ad alta temperatura, che viene applicata su di un supporto in metallo e la cui composizione (simile al vetro) é formata da silicio , minio e borace. Queste materie , assieme ad ossidi di metallo (colori) e sali vengono miscelati e fusi ad elevate temperature (1400/1500C°).
Ne esce la cosiddetta "fritta" che , una volta raffreddata viene successivamente macinata



La fritta si presenta sotto forma di polvere friabile se il raffreddamento é avvenuto per tempra in acqua oppure in scaglie se il raffreddamento é avvenuto fra due rulli metallici. La "fritta" veniva mondata dalle impurità , prima dell'utilizzo , mediante lavaggio con l'acqua corrente dentro ad un recipiente in vetro (cible)
Ecco il lavaggio:



.In tempi più recenti le fritte venivano fornite già in polvere miscelate agli ossidi metallici.
Vi possono essere "fritte"adatte a smalti traslucidi ed altre adatte a smalti opachi a seconda degli ossidi contenuti. Lo smalto bianco si ottiene con l'addizione di ossido di zinco o piombo. Prima della posa si effettua un ultimo lavaggio mediante acido nitrico ed acqua.
La posa dello smalto avviene a umido mediante la mescola della fritta con acqua. Prima del passaggio in forno si attende la perfetta essiccazione.
La prima "couche" di smalto viene stesa sul retro del quadrante ove vengono lasciati puliti a vista i piedini.
Si chiama contre-émail e di solito ha un aspetto più grezzo e poroso.
Ha la funzione di bilanciamento degli strati di smalto sulla faccia a vista del quadrante.
Si iniziano quindi i passaggi dei tre strati di smalto canonici.
Il primo , di solito più scuro , viene steso e passato al forno ad una temperatura variabile tra i 600° e gli 850° a seconda degli ossidi presenti nello smalto. Un tempo piccoli forni a legna svolgevano questo compito.

forno moderno





.Appoggiati ad una plancia in materiale refrattario, raggiunta la temperatura di fusione, diventavano incandescenti. Raffreddati all'aria aperta, bruscamente, assumevano di nuovo il colore prefissato.
La cottura dava comunque delle deformazioni che venivano raddrizzate all'uscita dal forno a mezzo di uno stampo in bosso (si eseguiva una breve pressione).
Si procedeva quindi al controllo delle impurità che venivano eliminate meccanicamente con un bulino.
Si procedeva poi al secondo passaggio.
Le modalità di controllo e pulizia erano sempre le stesse.
Le impronte delle impurità venivano eliminate con la posa dell'ultimo strato di smalto, il più puro e resistente che permetteva una fusione perfettamente complanare (aveva uno spessore maggiore).
Tale complanarità e brillantezza era dovuta alla tensione superficiale dello smalto in fase di fusione .
A questo punto il quadrante era terminato .
Si procedeva , in certi casi ,a due successive decorazioni speciali.
La prima era l'incisione a mezzo di bulino della parte centrale del quadrante con motivi floreali od altro.
L'altra invece era ottenuta mediante l'uso di acidi coi quali si ottenevano decori molto raffinati.



4.LA GRAFICA NEI QUADRANTI IN SMALTO


Fino alla fine del 19° secolo le grafiche sui quadranti in smalto erano eseguite interamente a mano. In Svizzera si era sviluppata una scuola di pittura miniaturizzata sui quadranti. Per diverso tempo si procedeva alla tracciatura della superficie del quadrante in ore , minuti e mediante i binari al quinto di secondo. Lo strumento principe era il compasso poi sostituito da appositi strumenti di suddivisione e centratura.



Una volta "tracciate" le grafiche si procedeva alla loro incisione a mezzo di "burin" appositi.
Sui solchi di tracciamento si stendeva l'inchiostro che, successivamente, veniva levato, lasciandone una certa quantità sugli indici.
A mezzo di micro spatole si procedeva quindi alla regolarizzazione dei numeri (tradizionalmente a numeri romani).
Per le scritte invece il pittore procedeva alla scrittura a mezzo di un pennello dotato di una singola setola.





La grafica si evolvé notevolmente nel corso dei decenni e alla singola sfera delle ore vennero aggiunte quella dei minuti ed in seguito quella dei secondi. Ne seguirono profondi mutamenti a livello grafico e meccanico. Con la sfera dei secondi fu necessario sviluppare due tecniche.
La prima fu quella di asportare una parte del quadrante per poi innestarne un'altra nel contatore dei secondi.
Alla necessità di spazio per lo sferino si aggiungeva la necessità decorativa altrimenti non ottenibile di un abbassamento del piano con uno spigolo vivo.
L'altra , sempre sulla secondina o sui compass dei crono, fu quella di scavare lo smalto a mezzo di frese molto dure ed a alta velocità al fine di ottenere lo stesso effetto anche se differenziato nel risultato finale dall'opacità della fresatura.
Con Breguet si cominciò ad accettare alcune varianti grafiche degli indici e delle scale.
I numeri Breguet e i Dauphine si diffusero.
E' in questo periodo che alcuni autentici artisti della scrittura dimostrarono il loro talento e maestria.
Con l'ausilio di un pennello mono setola vennero realizzati degli autentici capolavori oggigiorno ammirabili nei musei.
Motivi in oro a decorazione dei quadranti in smalto , i cosiddetti "paillons" , vennero sviluppati attraverso la punzonatura di lamine di metallo prezioso.
Tali decori venivano posizionati a mano e poi ricoperti da uno strato di smalto " au fondant".



Con l'avvento della tecnica della "décalque" i grandi artisti della scrittura miniaturizzata scomparvero lasciando il posto a quelle che di seguito si sarebbero trasformate in vere e proprie industrie. La décalque veniva anch'essa vetrificata mediante passaggio in forno.
A questo punto il quadrante passa nel reparto "percage".

5.FORATURA E TAGLIO


Contrariamente ai quadranti metallici , in quelli in smalto la foratura al centro per i canotti delle sfere, la foratura per il canotto dei secondi, la foratura del/i compass e la contornatura sono le operazioni finali.

Ecco come si presentava il quadrante finito prima del "percage"



Ognuna comprende più di 20 differenti operazioni in modo da non rovinare i bordi e non creare fessurazioni alla superficie del quadrante.
Particolare delicatezza riveste la foratura del contatore ad ore 6 ove poi si procede alla saldatura di un piccolo compass ad un livello inferiore.
La saldatura, difficilissima, da una mia verifica visuale sembrerebbe eseguita a mezzo stagno , posteriormente.
Per ultimo si procede al taglio a misura del quadrante ed alla levigatura dello smalto sui bordi (non a vista).





I quadrantini dei compass da tagliare:



Foto di quadrante con compass tagliato e successivamente ri-applicato con fissaggio mediante saldatura a stagno:



Ecco il risultato finale:




6.I QUADRANTI :DIFFERENTI TECNICHE



Un cenno alle differenti tecniche dell'arte degli smalti.

-tecnica Champlevé
Di uso comune nella gioielleria , consiste nell'incidere il metallo a bulino (con disegni , lettere ecc.) e riempire gli spazi delle incisioni con dello smalto molto fine.
Portato ad alta temperatura per la fusione dello smalto, si ottengono decorazioni di grande effetto.
Cito ad esempio il fondello del Longines Conquest dove il decoro col pesciolino emerge da un "mare" verde di smalto, oppure i numeri blu o verdi sulle ghiere degli storici Lindbergh.

Gli indici su di un Lindbergh anni '30 di Ca'Venezze:



Esempio di smalto champlevé su cassa in oro:



-tecnica Cloisonné

Su una ébauche d'oro vengono forgiati ed incollati con la "gomma adragante" dei fili d'oro ( oro puro 24kt di spessore circa di 0,05 mm.)che suddividono ,secondo un disegno prestabilito, il quadrante in spazi separati (cloisons).



All'interno di questi vengono stesi finissimi smalti che per colore e composizione necessitano di temperature di fusione differenti e , causa i ritiri , diverse mani di smalto. I passaggi in forno sono tantissimi.La tecnica gelosamente custodita.
Alla fine il quadrante viene personalizzato e levigato finemente per lucidare perfettamente la superficie e per far risaltare i fili d'oro.

- Pitture a smalti
E' la più difficile e raffinata e necessita di fritte raffinatissime.
Non si diluisce con l'acqua bensì mediante sostanze oleose.
Ogni sfumatura e colore ha un passaggio in forno.
Un lavoro infinito che termina con la "couche" finale cosiddetta "sous fondant".
Ecco un esempio di smalto fine su cassa in oro.



Esempio di quadrante:



7.DIFFERENZE FRA QUADRANTI ORIGINALI E RIPRODUZIONI


Premetto che anche e soprattutto per i quadranti in smalto è necessario allenare l'occhio attraverso l'osservazione di ogni dettaglio , più volte. Se per i quadranti pre 1895 l'osservazione è semplice dato che sono interamente realizzati a mano , con l'entrata in scena della decalcografia le cose si sono complicate.
Va citata in questo ambito la tecnica "façon émail" ove gli indici e le scale sono ottenuti mediante la tecnica ad épargne. Tali simil-smalti sono presenti in molti orologi da marina di medio livello.

Da colloqui con addetti ai lavori legati al mondo del commercio di orologi d'epoca è risultato che negli anni 80/90 del secolo scorso sono stati eseguiti da una ditta specializzata diverse "copie" di quadranti in smalto.
Riguardano soprattutto i calibri 33.3 Omega e 13.33 Longines ( di conseguenza anche 13ZN) ai quali sono stati aggiunte scritte di fantasia o colori differenti dal bianco per evidenziarne la non originalità.
Parliamo comunque di quadranti in smalto.

Per riconoscerli occorre osservare:
1.La grafica della décalque , che è un più grossolana (controllare con un originale in mano o in una foto portata appresso).
A differenza degli originali le scritte sembrano più spesse e le grazie mancanti o rare.
Come già controllato in alcuni esempi apparsi, sono risultati evidenti anche alcuni errori sulle scale crono.

2.La colorazione dello smalto di base a volte non é bianca.

3. Molto spesso i piedini di fissaggio sono stati risaldati. Di ciò si nota la mancanza di contre-émail intorno al piedino e la saldatura é di colore differente.

4.Non ci sono i compass saldati.

5. I compass fresati non hanno l'aspetto di lavorazione netta e con la superficie opaca della fresatura e gli spigoli non hanno la tipica curvatura dell'utensile.

Ecco un chiaro esempio di quadrante in smalto non originale:





Dedico questo mio lavoro ai lettori veramente appassionati dell'orologeria, assetati di conoscenza e innamorati dei loro segnatempo. Solo a loro.
Adriano D.

(Un grande ringraziamento ad Adriano D. un amico e un profondo conoscitore di orologeria Vintage, per avermi dato modo di ospitare nel sito una delle sue ricerche approfondite e dettagliate in merito ai quadranti.)

(Foto e testi sono di proprietà dell'autore dell'articolo e non possono essere copiati e utilizzati senza il suo preventivo consenso.)